Conoscersi e riconoscersi con il Curriculum – di Francesco, Architetto a Lione

“Tappa obbligata per chi si avvicina ad una nuova vita in un paese straniero, è passare ore su Google digitando: “cv”, “lettera di presentazione”, “lavorare in Francia”, ecc. Abbiamo tutti letto tantissime pagine descrivere le parole chiave da utilizzare, consigli su cosa non sbagliare assolutamente nella redazione di un curriculum, strategie e obiettivi. La scrittura di questo temuto resoconto delle proprie esperienze, però, può rivelarsi molto curiosa.

Certo, molto dipende da quanti anni ci si trova a riassumere e dal motivo che ci spinge a rivisitare il nostro cv, ma essere obbligati a riassumere nel più breve modo possibile le proprie competenze, può far riscoprire diversi lati a se stessi sconosciuti.

Spesso nel curriculum italiano siamo abituati ad inserire qualsiasi tipo di esperienza, a far vedere che il nostro lato polivalente sarà di certo ben visto. In Francia è il contrario. Devi essere molto settoriale, proporti in maniera specifica per l’annuncio trovato, proporti con una chiara “offerta di servizi”. Le competenze non sono “esperienziali”, non sono descrizioni narrative di quel che si è fatto durante la vita lavorativa ed extralavorativa. Sono carte da giocarsi per farsi scegliere.

Proviamo a leggere il nostro cv come se fossimo un estraneo. Perché dovremmo sceglierci? Cosa ci colpisce maggiormente? E sopratutto, in cosa ci riconosciamo ed in cosa non crediamo molto nemmeno noi stessi? Non dimentichiamo che mentire nel cv è quanto di più sbagliato si possa fare. Bisogna rileggere le nostre righe ed essere orgogliosi di quello che sinceramente stiamo proponendo.

Informarsi durante la scrittura, diventa un modo per iniziare a capire le differenze del paese che ci sta ospitando, uno spunto per comprendere ed imparare nuovi termini, nuove sigle, nuovi approcci. Sopratutto i termini tecnici, spesso, non hanno un equivalente tradotto alla lettera. Questo può portare ad errori grossolani. Il cv scritto all’italiana non sarà comprensibile, non sarà chiaro.

Il cv infondo, è un viaggio a ritroso di quello che abbiamo fatto, è un modo per vederci un attimo allo specchio e fare un punto della situazione. Ovviamente questo discorso vale per chi ha già qualche anno alle spalle di lavoro. Io, arrivato dopo dieci anni di lavoro in Italia, ho impiegato molto per capire in che modo cambiare e riadattare tutto in una pagina. Sopratutto ho dovuto scegliere che fossi, e quali esperienze mettere in evidenza per il mercato francese.

Conviene spesso redigere un cv inserendo tutto quello che abbiamo fatto, per poi iniziare a modellarlo in base ai contenuti che realmente vogliamo emergano. E’ necessaria una diversa formattazione, un modo per integrare il profilo in poche righe chiare e schematiche.

Personalmente può essere difficile sopratutto quando ti trovi ad aver lavorato in Italia per tanto tempo come libero professionista. Parlo per esperienza personale. Svolgere per tanti anni la libera professione, non ti mette nelle condizioni di dover adattare il tuo curriculum al lavoro che starai per svolgere. Quando lo fai per un motivo specifico, ti trovi in grande difficoltà nel riassumere tutti i progetti che hai seguito, descriverli in modo chiaro e leggero, abituati come siamo al dannato cv in formato europeo tanto richiesto quanto inutile.

Questo porta a non aver mai avuto necessità di scrivere un curriculum per capire davvero il tuo profilo e fare i conti con le tue competenze. Sicuramente tutti sappiamo il lavoro che facciamo, il modo in cui lo facciamo, i tempi che ci diamo ed i risultati che otteniamo. Siamo, però, in grado di descriverli con degli aggettivi? Abbiamo mai provato ad elencare le nostre mansioni? Sappiamo realmente fare un planning di lavoro rispettandone i tempi?

Ho potuto sperimentare, che in Francia questi aspetti sono essenziali. Schedare, elencare. Un modo un po’ più quadrato rispetto alla nostra elasticità Italiana. Per chi inizia un lavoro in uno studio, non ha di certo da subito la possibilità di mettere a frutto “l’estro creativo italiano” (cosa che spesso viene detta, ma da prendere con le pinze perché potrebbe farci incappare in grosse crisi di presunzione).

Adattarsi ai ritmi ed alle metodologie sarà comunque, anche se interessantissimo, una dura prova per la nostra organizzazione mentale. Chi ci ha reclutato, avrà letto il nostro cv e si sarà fidato di quel che ha trovato nero su bianco. Va sempre ricordato mentre scriviamo la nostra presentazione. Dobbiamo essere sinceri e corretti nel sapere che quello che presentiamo ci corrisponde perfettamente. Altrimenti faremo solo una brutta figura.

Ovviamente tutto questo è frutto anche di un’esperienza personale, e di un resoconto a posteriori del passaggio “proposta di curriculum e lavoro”. Ognuno avrà le proprie difficoltà ed esperienze, ma una cosa è certa: anche redigere un curriculum vuol dire studiare, confrontarsi ed iniziare a mettersi alla prova.”

Francesco, architetto a Lione

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