“Dottore a chi??” – Usi e abusi dei titoli di studio tra Francia e Italia

Una delle più grosse differenze culturali tra il “Mondo del Lavoro” francese e italiano riguarda l’uso dei titoli di studio.

In Italia si è sempre utilizzato il termine “Dottore” per designare i laureati, e con l’avvento della laurea detta “breve”, questo “titolo” si è trasposto anche ai titolari del diploma triennale. Questo impiego del termine “Dottore” è un abuso tradizionalmente italiano; in Francia, come praticamente ovunque all’estero, il titolo di “Dottore” è riservato ai titolari di un Dottorato (di ricerca o di esercizio).

È quindi un grosso errore presentarsi professionalmente in Francia fregiandosi di questo titolo senza averne i requisiti necessari. Un abuso di questo termine (anche solo su un CV o nella firma di una candidatura) potrebbe farvi perdere tutta credibilità agli occhi di un datore di lavoro.

Addirittura, nei fatti, l’uso dei titoli in Francia è estremamente ridotto, e in pratica l’impiego del termine “Dottore” nel linguaggio quotidiano si limita ai soli medici nell’esercizio delle loro funzioni.

Nel caso del titolo di “Professore” (Professeur), il suo utilizzo è identico a quello italiano, per gli insegnanti delle scuole medie, superiori e Università. I “maestri” delle scuole materne e elementari hanno il termine ufficiale di Professeur des écoles; tuttavia vengono comunemente designati con gli appellativi tradizionali Instituteur/Institutrice o Maître/Maîtresse d’école.

Per quanto riguarda i laureati (laurea quinquennale o vecchio ordinamento, a eccezione dei diplomi d’insegnamento): chiamandosi in Francia Master (o Maîtrise, nel caso del vecchio ordinamento), il titolo esatto sarebbe Maître. Anche in questo caso, il termine è caduto in disuso, e viene utilizzato unicamente nell’Africa Francofona, o in Francia per le professioni giuridiche di Avvocato, Notaio, Ufficiale Giudiziario e Banditore di Asta.

Queste differenze possono sconcertare un italiano che si reca in Francia per cercare lavoro. Non è quindi saggio rimanere attaccati all’uso italiano di questi titoli, riducendo le proprie chances di trovare un impiego a causa di una questione che viene considerata come secondaria nella società francese.